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Cosa accomuna Etruschi e Vichinghi?

Il prosciutto crudo!

Le prime notizie che abbiamo del prosciutto crudo risalgono alla civiltà etrusca, ma soprattutto all’antica Roma. I metodi di conservazione della coscia di suino risalgono a Ippocrate (V secolo a.C) e a Catone, che ne parlava nel suo De Agricoltura. A Roma esiste addirittura la via Panisperna: da panis, che vuol dire pane e perna che significa coscia di maiale. Il prosciutto crudo viene infatti essiccato e lavorato con sale marino e ciò gli ha consentito di essere il cibo privilegiato nei secoli: il beef Jerkey americano, i musciska del Gargano, i borts in Mongolia, i charqui in Argentina, gli sfilacci di Cavallo in Veneto, ed anche lo stoccafisso è stato cibo essiccato per gli antichi Vichinghi in giro per i mari del nord. La conservazione a lunga durata del prosciutto crudo gli permetteva di essere una provvista perfetta, capace di fornire sostentamento per qualche giorno.

Ma perché si chiama prosciutto? Ebbene, viene da “perexsuctum” che significa “prosciugato”. Perché, appunto, disidratato. Qual è l’abbinamento ideale? Per abbassare la “salinità” del prosciutto meglio puntare sulla frutta, in quanto l’acqua e il potassio di cui è ricca favoriscono l’eliminazione del sodio presente nei salumi. Ottime le accoppiate prosciutto ananas, o pompelmo o uva bianca. Per un sapore più esotico, mango e papaia. La frutta inoltre arricchisce la dieta di fibre e vitamina C, facilitando l’assorbimento del ferro presente nei salumi.
prosciutto

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